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È irrilevante che si tratti di una relazione stabile. 
La nuova relazione non incide sugli alimenti all'ex.
(Cassazione 11488/2001).


 

 
  Il coniuge che, dopo la separazione, imbastisca una nuova relazione non perde il diritto agli alimenti, nemmeno se si tratti di una relazione stabile. Questo il principio stabilito dalla Prima Sezione Civile, presieduta ancora da Corrado Carnevale, che ha accolto il ricorso di una signora romana che dopo la separazione dal marito si era vista ridurre sensibilmente l'assegno di mantenimento posto a carico dell'ex. La Suprema Corte ha rilevato che ciò che determina il congelamento o la riduzione dell'assegno di mantenimento, infatti, non è la prova della stabilità della relazione extraconiugale ma quella dei vantaggi economici che da essa derivano in via continuativa e con presumibile certezza. (9 novembre 2001).

 


Suprema Corte di Cassazione, Sezione Prima Civile, sentenza n.11488/2001

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

SENTENZA

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con ricorso depositato il 5 maggio 1997 R. G. chiedeva al Tribunale di Roma il mutamento del titolo della separazione dal coniuge M. C. per il suo comportamento contrario ai doveri coniugali e la revoca dell’assegno di mantenimento posto a suo carico; in subordine, chiedeva la riduzione dell’assegno a causa del mutamento delle condizioni economiche dei coniugi.

Con decreto del 6/27 aprile 1998 il Tribunale dichiarava inammissibile la domanda principale e, in accoglimento di quella subordinata, riduceva il contributo mensile di mantenimento da £ 1.000.000 a £ 500.000 con decorrenza dal 1° maggio 1998.

Su reclamo della convenuta la Corte d’Appello di Roma, con decreto del 26 ottobre/ 5 novembre 1999, confermava il provvedimento impugnato.

Osserva la Corte che la stessa reclamante aveva dichiarato che aveva provveduto a locare a terzi la propria abitazione in Roma per un canone mensile di £ 600.000 e si era trasferita in Castel Santa Maria dove conviveva con tale G. R..

Tale circostanza consentiva di ritenere che la convivenza, almeno nell’intenzione della C., avesse i caratteri della stabilità e che essa, in ogni caso, aveva determinato un notevole miglioramento delle sue condizioni economiche, comportando un risparmio nelle spese correnti e un incremento del reddito derivante dai canoni di locazione della sua casa di abitazione.

Per effetto di tali considerazioni, quindi, il provvedimento impugnato non appariva suscettibile do modifica.

Contro tale decreto ricorre per cassazione Marisa Codazzo con sette motivi illustrati da memoria.

Non ha presentato difesa R. G..

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con i primi cinque motivi, che per la natura delle censure sollevate sono suscettibili di trattazione unitaria, la ricorrente denuncia altrettante violazioni dell’art. 115 cod. proc. civ. in relazione all’art. 360, n. 3, dello stesso codice con riferimento al ritenuto miglioramento delle condizioni economiche conseguenti all’asserita stabile relazione di convivenza con G. R..

Osserva che tali affermazioni, poste a fondamento della pronuncia di conferma della situazione di riduzione dell’assegno di mantenimento, sono in contrasto con le risultanze della documentazione in atti.

In particolare, dal verbale di udienza del 9 marzo 1998 risulterebbe che la ricorrente è ospite della famiglia dei genitori del suo convivente, il quale è in cassa integrazione versa in oggettive difficoltà economiche (primo motivo); viene ritenuto altresì indiscutibile il vantaggio economico derivante dalla relazione di convivenza (terzo motivo), viene poi assunto come dato di fatto incontrovertibile il conseguente risparmio delle spese correnti per vitto e consumi energetici (quarto motivo); viene infine evidenziato il vantaggio derivante dal godimento del canone di locazione della abitazione in Roma nonostante risulti dagli atti la risoluzione anticipata del contratto a far data dal 31 ottobre 1998 (quinto motivo).

Premesso che il ricorso per cassazione contro i decreti camerali in materia di revisione dell’assegno di mantenimento a favore del coniuge separato è consentito solo ai sensi dell’art. 111 Cost. e cioè solo per violazione di legge, sicchè non rileva il vizio di omesso esame delle risultanze istruttorie che ridondi in mero vizio di motivazione della sentenza impugnata, va rilevato, peraltro, che la ricorrente, attraverso la denuncia del vizio di violazione della norma processuale che impone al giudice di fondare la propria decisione sulle prove ritualmente acquisite agli atti, si duole, in realtà della falsa applicazione della norma contenuta nell’art. 710 cod. proc. civ., la quale consente la modificazione dei provvedimenti riguardanti i coniugi in regime di separazione e che presuppone la sopravvenienza di nuove circostanze che alterino le condizioni economiche di uno di essi.

Orbene, secondo un fermissimo orientamento giurisprudenziale la relazione more uxorio allacciata dalla moglie dopo la separazione personale non fa venir meno l’obbligo del marito di corrispondere in tutto o in parte l’assegno di mantenimento, ma rileva unicamente nei limiti in cui detta relazione incida sulla reale e concreta situazione economica della donna, risolvendosi per questa in condizione e fonte, effettiva e non aleatoria, di reddito dal momento che la relazione extraconiugale non comporta alcun diritto al mantenimento (Cass. 27 marzo 1993, n. 3720; 22 aprile 1993, n. 4761; 5 giugno 1997, n. 5024).

Occorre pertanto che risulti dagli atti non solo la prova della stabilità della relazione extraconiugale posta in essere dal coniuge avente diritto all’assegno di mantenimento, ma anche quella dei vantaggi economici che da essa derivano in via continuativa e con presumibile certezza.

Nella specie la sentenza impugnata ha affermato, con motivazione insindacabile in sede di legittimità, la continuità della relazione tra la ricorrente e il R., ma nulla ha accertato circa le condizioni economiche e reddituali di quest’ultimo che possa indurre a ravvisare fondatamente un corso stabile e duraturo nel soddisfacimento delle esigenze di vita quotidiana della C., non essendo sufficiente la mera stabile convivenza e determinare un risparmio di spesa allorquando con essa non concorra l’accollo parziale o totale da parte del convivente delle spese correnti del coniuge separato.

L’accoglimento dei primi cinque motivi comporta l’assorbimento dell’esame del sesto e del settimo motivo con i quali si denuncia il vizio di omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su punti decisivi della controversia.

In conclusione il ricorso merita accoglimento e, conseguentemente, il decreto impugnato deve essere cassato con rinvio della causa ad altro giudice il quale si conformerà ai principi di diritto espressi in motivazione.

Al giudice di rinvio viene rimessa altresì la pronuncia sulle spese del giudizio di cassazione.

PQM

La Corte accoglie i primi cinque motivi del ricorso, dichiara assorbiti il sesto e il settimo, cassa il decreto impugnato e rinvia la causa ad altra sezione della Corte d’Appello di Roma, cui rimette altresì la pronuncia sulle spese del giudizio di cassazione.

Roma, 4 giugno 2001.

Depositata in Cancelleria il 7 settembre 2001.

 

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