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  La guida ai verificatori indica che cosa fare per cercare le attività sulla Rete 
Anche Internet strumento per i controlli fiscali 
(Agenzia delle entrate. Metodologie allegate circ. 84/2001)

Le metodologie di controllo fiscale dell’Agenzia delle entrate prevedono per i notai, ma anche per altre categorie di contribuenti, la possibilità di controlli attraverso Internet. La guida per i verificatori fiscali dedica un intero paragrafo, ricco di particolari tecnici, a questa verifica. La presenza del contribuente sulla Rete. si legge per esempio potrà manifestarsi in vari modi: dalla semplice pagina al vero e proprio sito con maggiori informazioni. Si suggerisce anche come trovare il link tra l’indicazione web e il contribuente reale. E tutto questo prescidendo da tutte le altre informazioni di carattere fiscale. (19 ottobre 2001) 


Metodologie di controllo fiscale per i notai 



Controllo delle informazioni relative al soggetto presenti in Internet



Metodologia di controllo


STUDI NOTARILI (III edizione)


Codice attività: 74.11.2



Indice


1. PREMESSA * 

1.1 Modalità di esercizio della professione *

2. ATTIVITÀ PREPARATORIA AL CONTROLLO *

2.1 Controllo delle informazioni relative al soggetto presenti in Internet *

3. METODOLOGIA DI CONTROLLO *

3.1 L’accesso *

3.2 Elementi da considerare ai fini del controllo *

3.3 Controllo del volume d’affari *

3.4 Altri indizi e riscontri *

3.5 Le indagini bancarie *

3.5.1 - Richiesta al contribuente degli estremi identificativi dei conti *

3.5.2 - Richiesta della copia dei conti agli istituti di credito e finanziari *

CHECK LIST *


1. PREMESSA

1.1 Modalità di esercizio della professione

Il Notaio, come chiaramente espresso nell’art. 1, comma 1, della Legge del 16 febbraio 1913, n. 89 (Ordinamento del Notariato ed Archivi Notarili) è un pubblico ufficiale competente a ricevere atti tra vivi e di ultima volontà, attribuire loro pubblica fede, conservarli in deposito, rilasciare copie, certificati ed estratti.

Il Notaio svolge quindi una funzione eminentemente documentale e certificativa, a tutela della pubblica fede, dell’esatta rappresentazione della volontà delle parti, della certezza di tutto quanto detto ed avvenuto in sua presenza. Nell’esercizio di questa funzione egli è pubblico ufficiale ed è soggetto, per l’importanza ed esclusività della stessa, a condizioni ed obblighi speciali.

Si ricordano, ad esempio, gli obblighi previsti dall’art. 11, comma 1, lett. b) del T.U. 26 aprile 1986, n. 131, G.U. del 30 aprile del 1986, n. 99, recante disposizioni concernenti l’imposta di registro, di richiedere la registrazione degli atti redatti, ricevuti o autenticati; ciò in analogia alle altre figure di pubblici ufficiali individuati dalla norma citata, ciascuno per gli atti di rispettiva competenza: ufficiali giudiziari, segretari o delegati della pubblica amministrazione, cancellieri e segretari degli uffici giudiziari, ecc..

In stretta relazione con tali obblighi "strumentali" va considerato il suo particolare status di responsabile solidale per le imposte di registro, con esclusione di quelle complementari e suppletive, che scaturiscono dagli atti redatti, ricevuti o autenticati (art. 57, comma 1, del predetto T.U. 131/86).

Oltre al profilo pubblicistico sopra illustrato, non minore rilevanza assume la funzione di prestatore d’opera intellettuale, connotato tipico delle libere professioni, derivante dai compiti di interprete del diritto, che l’art. 47 della Legge n. 89/1913 così sintetizza: "spetta al notaio soltanto d’indagare la volontà delle parti e dirigere personalmente la compilazione integrale dell’atto". Le funzioni interpretative si estendono dall’accertamento della reale volontà delle parti alla valutazione dei requisiti di validità dell’atto redigendo, al fine di non danneggiare le parti da cui ha avuto incarico, né i terzi che dall’atto potrebbero subire danni. Pertanto la funzione del notaio si sostanzia in quella di giurista, attento interprete della legge, profondo conoscitore della dottrina e della giurisprudenza.

Nella sua attività si fondono quindi indissolubilmente funzioni tipicamente pubblicistiche (formazione di atti dotati di pubblica fede, loro certificazione e conservazione) con altre prettamente libero-professionali di consulenza privata, sia pure limitatamente agli atti che è chiamato a redigere, o, nell’ambito procuratorio circoscritto ad alcune precise norme giuridiche, di sottoscrizione e presentazione dei ricorsi di volontaria giurisdizione.

L’attività fondamentale degli studi notarili si concretizza in:


redazione di atti tra vivi, a loro volta distinti in: 


atti pubblici, ex art. 2699 C.C. (rogiti relativi a compravendite di fabbricati, terreni, convenzioni patrimoniali, fondi patrimoniali familiari, comunioni convenzionali fra coniugi, costituzioni di S.p.A. e cooperative, etc.); 


scritture private con autenticazione della firma, ex art. 2703 C.C. (procure generali o speciali; verbali di trasformazione, scioglimento di società, aumento di capitale, trasferimento di quote di partecipazione; atti di costituzione di imprese familiari, associazioni in partecipazione; accertamento di avveramento della condizione; verbali di inventario, constatazione, offerta reale); 

formazione di atti mortis causa (testamenti segreti o pubblici, etc.); 
autenticazione di firme e vidimazione di fotografie; 
rilascio di copie di atti annotati in repertorio, certificati ed estratti di atti; 
attività accessorie a quelle sub 1): visure presso uffici tecnici erariali, conservatorie dei registri immobiliari, ecc.; 
levata di protesti cambiari, peraltro non di esclusiva competenza dei notai; 
sottoscrizione e proposizione di ricorsi di volontaria giurisdizione (ad es.: procedimenti di interdizione e inabilitazione; disposizioni relative ai minori, agli interdetti e agli inabilitati; dichiarazione di assenza; ecc.); 
consulenze in materia di diritto privato (di norma non considerate dal notaio prestazioni autonome, ma accessorie all’attività rogante e quindi generalmente non indicate distintamente in fattura); 
vidimazione di libri e registri commerciali; 

redazione di note di iscrizione e trascrizione, delle domande di annotazione da eseguire presso i registri di pubblicità immobiliare o presso i pubblici registri navale e aeronautico, delle note di iscrizione nei registri delle imprese o in qualsiasi altro pubblico registro; annotazione a margine degli atti di stato civile; redazione di note per volture catastali, di moduli anche fiscali richiesti per la registrazione di atti, ecc.; 


gestione, nelle procedure delle esecuzioni immobiliari, dell’attività di vendita con incanto e conseguente redazione della certificazione del bene da allegare alla richiesta del creditore per la vendita dello stesso (articolo 591 bis inserito nel C.P.C. dalla Legge del 3/8/1998, n. 302); 


deposito o ritiro di somme presso casse pubbliche o private; 


affidamento di somme o di valori anche per l’acquisto o vendita di titoli. 

Gli atti notarili si dicono conservati (o a fascicolo), quando i relativi originali restano presso il notaio e vengono da questi affidati all’archivio notarile all’atto della cessazione della propria attività professionale e sono, generalmente, di carattere contrattuale; si dicono non conservati (o rilasciati) quelli costituiti da attestazioni, formalità, contrattazioni minori (quali compravendita di autoveicoli), protesti cambiari, copie di documenti (esempio: titolo di studio, autentiche di fotografie, ecc.) i cui originali vengono consegnati alle parti che ne abbiano diritto.

L’attività generalmente viene esercitata in forma singola; non è peraltro infrequente, nei grandi centri urbani, la presenza di studi organizzati in forma associata.

I notai sono lavoratori autonomi; anche gli assegni loro corrisposti dalla Cassa Nazionale del Notariato ad integrazione degli onorari professionali, vanno ricompresi tra i redditi della specie.

Si fornisce di seguito uno schema riepilogativo degli adempimenti contabili richiesti dalla categoria in relazione ai proventi percepiti per le diverse prestazioni professionali:

ADEMPIMENTI CONTABILI
CATEGORIE DI PROVENTI

ONORARI, DIRITTI E ALTRI COMPENSI IN MISURA FISSA

+

ONORARI PER PROTESTI DI CAMBIALI E DI ASSEGNI BANCARI
ONORARI IN MISURA GRADUALE (PER ATTI DI VALORE DETERMINATO O DETERMINABILE)

FATTURAZIONE

ex art. 21 D.P.R. 633/72 (1)
NON OBBLIGATORIA (2)
OBBLIGATORIA

Registrazioni I.V.A. 

D.P.R. 633/72
ex art. 24 (3)
ex art. 23

Registrazioni II.DD. 

D.P.R. 600/73
ex art. 19 (4)

(ovvero registri I.V.A. integrati)
ex art. 19 (4)

(ovvero registri I.V.A. integrati)



NOTA 1:
Ai sensi del D.M. 31 ottobre 1974, per le somme ricevute in deposito (sia a titolo di corrispettivo che a titolo di spese da sostenere in nome e per conto del cliente), la fattura deve essere emessa, per la parte relativa ai compensi, entro 60 gg dalla data di costituzione del deposito.

NOTA 2:
La non obbligatorietà è prevista dal D.M. 25 settembre 1981 (art. 1).

NOTA 3:
Lo stesso D.M. 25 settembre 1981, all’art. 2 stabilisce che i corrispettivi relativi alle prestazioni per le quali non sussiste obbligo di fatturazione, devono essere annotati nel registro di cui all’art. 24 del D.P.R. 633/72.

NOTA 4:
La R.M. 4 maggio 1983, n. 2387 ha precisato che possono effettuarsi annotazioni globali giornaliere anche per le prestazioni notarili soggette all’obbligo di registrazione nel repertorio, a condizione che a margine dell’importo globale giornaliero siano indicati i numeri di repertorio delle operazioni stesse.


I notai devono inoltre annotare giornalmente e distintamente in un apposito registro (bollato e tenuto secondo le norme I.V.A.) l’ammontare delle somme ricevute in deposito. Tale registro può però essere sostituito da quello cronologico (art. 2, D.M. 20/12/1990, n. 5444).

Si ricorda che i rimborsi delle spese effettivamente sostenute in nome e per conto del cliente non sono soggette né all’I.V.A. ex art. 15 del D.P.R. 633/72, né alle imposte sul reddito. 

2. ATTIVITÀ PREPARATORIA AL CONTROLLO

Tra le attività preliminari da effettuarsi in ufficio, particolare importanza riveste il reperimento puntuale di tutti i dati disponibili in archivio.

Si tratta, per lo più, di attività ricognitiva rivolta verso le fonti interne di conoscenza, affluite attraverso l'Anagrafe Tributaria o trasmesse all'ufficio da soggetti o enti che vi sono tenuti per legge, che si possono rivelare utili per l'inquadramento dell'attività oggetto di controllo.

L'elenco di tali adempimenti può essere così schematizzato:


acquisizione di tutte le informazioni possibili dall'archivio dell'Anagrafe Tributaria. In particolare è indispensabile reperire dati recenti sull'ubicazione e sul numero delle sedi di esercizio dell’attività. Si fa presente che sovente il notaio esercita la propria attività in più sedi, specie se la località per la quale è risultato vincitore di concorso è di scarsa importanza economica. Di notevole interesse sarà anche l’interrogazione e la consultazione degli atti rilevanti ai fini dell’imposta di registro, nonché dei dati riguardanti le dichiarazioni di inizio attività e delle eventuali variazioni (art. 35 del D.P.R. n. 633/72); 


acquisizione dell’ultima dichiarazione disponibile, sia ai fini delle imposte sui redditi che dell’I.V.A.; 

consultazione dei precedenti fiscali: controlli già effettuati a qualunque titolo, inclusione in liste selettive di anni precedenti, osservazione dell'andamento del reddito dichiarato quanto meno nel triennio precedente all'annualità oggetto di controllo; 
acquisizione di eventuali elementi da modd. 11 bis; 

reperimento degli elementi di accertamento comunque in possesso dell'ufficio, acquisiti, anche accidentalmente, per mezzo di fonti non istituzionali (ad es. notizie di stampa). 

Andranno valutati in tutta la loro importanza gli elementi indici di capacità contributiva, quali il possesso di auto, imbarcazioni, residenze secondarie, spese che comunque denotino un elevato tenore di vita del professionista e del suo nucleo familiare. Tali indici saranno attentamente esaminati, ancorché riferibili al professionista per interposta persona, fisica o giuridica, allo scopo di supportare ulteriormente la ricostruzione indiretta dei compensi.

A tal fine, oltre ai doverosi controlli da effettuarsi a mezzo dell'Anagrafe Tributaria, occorrerà attingere a fonti diversificate sul territorio (ad es. circoli, club, associazioni cui il professionista sia eventualmente iscritto).

Può essere utile prendere conoscenza, oltre che delle leggi che disciplinano la professione, anche delle norme con le quali è stata determinata la tariffa degli onorari, diritti ed altre indennità spettanti ai notai.

La tariffa attualmente in vigore (frutto del coordinamento delle seguenti disposizioni: D.M. 30 dicembre 1980 e D.M. 11 febbraio 1997, n. 109 recentemente integrata dal D.M. 25 maggio 1999, n. 313) può essere richiesta al Consiglio Notarile del distretto dove risiede il notaio. 

La Legge 5 marzo 1973, n. 41 contiene, tra l’altro, le disposizioni concernenti la determinazione degli onorari.

Si segnala inoltre il Codice di Deontologia Professionale approvato dal Consiglio Nazionale del Notariato il 24 febbraio 1994 con Deliberazione n. 1188 e pubblicato sul S.O. alla G.U. del 16 luglio 1994, n. 165.


2.1 Controllo delle informazioni relative al soggetto presenti in Internet

Al fine di raccogliere maggiori informazioni sul soggetto da sottoporre a controllo sarà utile verificare la sua presenza in Internet.

Tale presenza potrà manifestarsi in vari modi: dalla semplice "pagina" con poche indicazioni, al "sito" con maggiori informazioni.

Per effettuare la ricerca è sempre opportuno partire da un indirizzo specifico del soggetto (dominio) e ci si potrà avvalere dei cosiddetti "motori di ricerca".

Il dominio in genere si identifica con la denominazione del contribuente seguita dall’estensione nazionale (.it) o estera, in caso di registrazione in altro Paese (ad esempio .com).

I motori di ricerca contengono una finestra in cui è possibile digitare una o più parole per avviare una ricerca sulla rete; il verificatore potrà digitare il nome/denominazione del soggetto e cliccare su "cerca", ottenendo una serie di collegamenti (link) e di pagine web contenenti la parola da lui cercata.

La mancanza di un dominio specifico non significa, necessariamente, che il contribuente è assente dalla rete, in quanto molte piccole aziende e moltissimi professionisti tendono a far "ospitare" le proprie pagine in apposite aree di siti di grandi dimensioni generalmente gestiti da Internet Provider (i fornitori di accesso alla rete) o società che specificamente curano tali servizi (ideando, costruendo e mantenendo i siti per conto terzi). 

In questo caso si potrà tentare la individuazione del soggetto mediante consultazione della banca dati della Registration Authority del CNR di Pisa, che ha la gestione centralizzata dei domini ".it"; tale database è consultabile dal sito www.nic.it.

La ricerca sarà effettuata con le diverse modalità consentite (consigliabile quella per nome e testo libero): inserendo il nome/denominazione del soggetto da individuare, si potrà ottenere il nome di dominio corrispondente.

Tra le informazioni consultabili vi sono quelle relative al soggetto che ha richiesto la registrazione del nome di dominio, all’eventuale amministratore ed una breve descrizione dell’attività.

Si segnala, inoltre, che nel sito www.infoimprese.it è presente una banca dati contenente, per i soggetti interrogati, alcune informazioni tratte dal registro imprese e l’eventuale link con cui operare la connessione.

È possibile accedere ad un motore di ricerca dei siti italiani con dominio, tramite il link di connessione www.dominitaliani.it.




3. METODOLOGIA DI CONTROLLO

3.1 L’accesso

Trattandosi di un controllo presso la sede di un'attività professionale, dovranno essere osservate le prescrizioni di cui all’art. 52, comma 1, del D.P.R. n. 633/72, con riferimento alla presenza in studio del professionista o di un suo delegato. 

Sotto questo profilo sarà opportuno programmare l’accesso con modalità ed in ore tali da farlo svolgere in coincidenza con la presenza del professionista nello studio.

Si dovrà, quindi, procedere alla ricerca della documentazione contabile e soprattutto extracontabile (agende, rubriche telefoniche, corrispondenza, fascicoli, brogliacci, eventuali tabelle per il calcolo semplificato delle tariffe applicabili in rapporto al valore degli atti, etc.), al fine di rilevare dati in contrasto con le scritture contabili.

In primo luogo andranno richiesti tutti i registri obbligatori la cui tenuta è prevista dalla legislazione fiscale e da quella speciale (D.M. 6/11/1991 in S.O. G.U. del 19/12/1991, n. 297). Fondamentali sono quelli previsti dalla legge notarile, la cui omessa o irregolare tenuta esporrebbe il notaio a conseguenze disciplinari.

Alcuni registri, tra cui i repertori, hanno una valenza anche fiscale loro riconosciuta dalla stessa legge.

I registri che i verificatori dovranno espressamente richiedere sono i seguenti:

repertorio generale degli atti tra vivi (che può essere tenuto anche con sistema meccanografico purché sia corredato di un indice su supporto magnetico nel quale sono memorizzati, per i soli atti conservati, cognome e nome delle parti, data, natura dell’atto, numero di raccolta); 
repertorio speciale degli atti di ultima volontà; 
repertorio speciale dei protesti cambiari; 
registro delle somme e valori affidati al notaio in relazione agli atti stipulati o per effetto di provvedimenti dell’A.G..
Ove venga opposto dal contribuente il segreto professionale, dovrà essere richiesta alla Procura della Repubblica territorialmente competente, o alla più vicina Autorità Giudiziaria, l'autorizzazione di cui al comma 3 del citato art. 52; tale autorizzazione si renderà particolarmente necessaria qualora la parte rifiutasse di esibire il repertorio per atti tra vivi, essendo di più generale rilevanza per il riscontro delle operazioni poste in essere dal professionista.

E’ opportuno far presente alla parte ed anche all’Autorità Giudiziaria, che i verificatori sono tenuti al segreto per tutto ciò che concerne i dati e le notizie acquisiti nel corso del controllo, ai sensi degli artt. 66 del D.P.R. n. 633/72 e 68 del D.P.R. n. 600/73, rappresentando altresì i motivi che rendono necessario il vaglio della documentazione.

Oltre al segreto di ufficio si rammenta che i verificatori sono tenuti a trattare, custodire e controllare i dati personali e/o sensibili mediante l’adozione di idonee e preventive cautele al fine di evitare rischi di distruzione o perdita dei dati stessi, di accesso non autorizzato o di trattamento non consentito o non conforme alle finalità di raccolta.

Si precisa che, ai sensi dell’art. 27 della Legge del 31 dicembre 1996, n. 675, il trattamento di tali dati personali è consentito all’Amministrazione finanziaria per lo svolgimento delle proprie funzioni istituzionali e, per la suddetta attività, non deve essere acquisito il consenso preventivo degli interessati.

Si consiglia ai funzionari verificatori di limitare il controllo dello schedario dei clienti alle sole parti che possono essere rilevanti ai fini della determinazione del tipo di prestazione resa e di non inserire, in nessuna fase della verbalizzazione, documentazioni o informazioni che consentano l’identificazione dei clienti e delle casistiche ad essi riconducibili, provvedendo o a codificare o a non evidenziare i nominativi dei clienti.

Si procederà, inoltre, a rilevare e/o verificare:

la regolarità estrinseca delle scritture contabili; 
i dati utilizzati e dichiarati dal contribuente ai fini dell’applicazione dello Studio di Settore. Lo Studio approvato con D.M. 20 marzo 2001, pubblicato nel S.O. n. 66 alla G.U. del 31.3.2001, n. 76, è utilizzabile a partire dal periodo di imposta 2000 ed ha carattere sperimentale. I risultati derivanti dall’applicazione GE.RI.CO. non possono essere usati direttamente per l’azione di accertamento ma possono, comunque, costituire uno strumento di ausilio in sede di verifica e di controllo;
il numero dei dipendenti effettivi e le loro mansioni, da confrontare con quelli annotati nel libro paga e matricola, nonché il numero dei collaboratori non dipendenti e dei praticanti. In particolare andrà effettuata un’attenta ricognizione delle funzioni svolte da tali soggetti all'interno dello studio; 

l’eventuale presenza di casseforti nelle quali potrebbe essere custodita documentazione utile alla ricostruzione del volume d’affari; 

la tipologia della clientela assistita e le prestazioni rese; 
il livello di automazione e dotazione di supporti informatici, con l’indicazione dell’entità degli investimenti effettuati e dei servizi acquisiti (banche dati, contratti d’uso di software); in connessione andranno rilevati i consumi di elettricità e telefonici.
Qualora il professionista si avvalga di sistemi informatici, si provvederà a richiedere i dati elaborati dal programma di gestione che, per gli studi professionali, prevede un archivio clienti e, dal menù generale, una stampa dei clienti. Saranno ovviamente acquisiti anche i dati presenti nell’hard disk dei personal computer e nei floppy disk, eventualmente rinvenuti.

Si rammenta che nel caso in cui il contribuente non consenta l’utilizzazione degli impianti tramite personale proprio, i funzionari che procedono all’accesso, ai sensi dell’art. 52, comma 9, del D.P.R. n. 633/72, hanno facoltà di provvedere con propri mezzi alla lettura ed all’elaborazione dei supporti magnetici (dischetti, CD ROM, ecc.) al di fuori dei locali.

Con larga diffusione delle nuove tecnologie è sempre più frequente lo scambio di dati ed informazioni tramite posta elettronica (E-mail). Tali informazioni desunte dalla casella di posta elettronica del professionista possono avere rilevanza ai fini del controllo. A questo proposito si fa presente che i messaggi già "aperti", come per la normale corrispondenza attinente l’attività, sono direttamente acquisibili mentre quelli non ancora letti o per i quali è eccepito il segreto professionale sono da trattare secondo quanto previsto dall’art. 52, comma 3, del D.P.R. n. 633/72 (si evidenzia che in molti programmi di gestione della posta elettronica i messaggi aperti sono contraddistinti da un’icona raffigurante una busta aperta mentre quelli non ancora letti da un titolo in grassetto);


controllare l’esistenza di un eventuale sito Internet non rilevato durante la fase preparatoria al controllo del contribuente attraverso l’esame della documentazione reperita. 

3.2 Elementi da considerare ai fini del controllo

Le seguenti informazioni di carattere generale possono essere utili ad inquadrare la presumibile realtà reddituale del professionista:


età del soggetto, anno d’iscrizione all’ordine. Normalmente ad una maggiore anzianità corrisponde una maggiore redditività; 


prestigio delle sedi, ubicazione ed ampiezza delle stesse; 


ristrutturazioni operate di recente; 


titolo di possesso dei locali adibiti a studio (proprietà ovvero locazione) anche ai fini della ricostruzione di una redditività figurativa, su cui vedi infra 3.4; 


spese sostenute per assicurazioni professionali; 


eventuale rilevamento dell’attività da uno o da entrambi i genitori. In tal caso il contribuente potrebbe aver conservato parte della precedente clientela. 

Allo stesso fine sarà opportuno rilevare lo svolgimento di altre attività. In particolare:


insegnamento; 


collaborazione a riviste, giornali, enciclopedie e simili; 


incarichi giudiziari in qualità di perito; 


membro di commissioni tributarie, di studio, di concorso, ecc.. 

3.3 Controllo del volume d’affari

Ai fini del controllo assumono fondamentale importanza i repertori, in quanto, su di essi devono essere annotati, giorno per giorno, con numerazione progressiva, tutti gli atti posti in essere. Fra questi, particolare interesse riveste il repertorio degli atti inter vivos, mentre quello mortis causa ha generalmente minore importanza in quanto è riferito ad un limitato numero di atti che danno luogo ad onorari di modesto importo rispetto a quelli annotati nel registro relativo agli atti tra vivi.

Le annotazioni del repertorio sono classificate in apposite colonne. Il notaio è tenuto, entro il mese successivo a ciascun quadrimestre solare, alla presentazione del repertorio all’Ufficio del registro competente per territorio, ai fini del relativo controllo formale.

I repertori generalmente riflettono la quasi totale attività posta in essere dai notai, poiché sfuggono ad essi soltanto le consulenze, le copie ed altri atti di secondaria importanza; la ricostruzione del volume dei compensi sarà primariamente operata sulla base del riscontro tra i singoli atti repertoriati e le registrazioni contabili ad essi relative. Ogni repertorio riporta annotazioni relative a ciascuno degli atti ordinari (escluse, cioè, le copie).

Tali annotazioni sono classificate in apposite colonne. Nel modello di repertorio di atti tra vivi attualmente in uso (mod. 9, serie I) le colonne intestate portano le indicazioni di seguito elencate:


Colonna 1
Numero progressivo di repertorio

Colonna 2
Numero progressivo di raccolta

Colonna 3
Numero di repertorio per gli atti di ultima volontà

Colonna 4
Data, luogo, natura dell’atto ricevuto o autenticato

Colonna 5
Cognome, nome, domicilio o residenza delle parti

Colonna 6
Indicazione sommaria delle cose costituenti l’oggetto dell’atto, relativo prezzo o valore. Per gli atti che si riferiscono a beni immobili viene precisata l’ubicazione dei medesimi. E’ indicata l’ora per gli atti ad onorario fisso ricevuti dalle ore 20 alle ore 8

Colonna 7
Nota della eseguita registrazione e della tassa pagata, o, in caso di atto a debito o esente da tale formalità, indicazione del motivo o della legge relativa

Colonna 8
Onorario - Quota spettante al notaio per gli atti soggetti a registrazione, conservati

Colonna 9
Onorario - Quota spettante al notaio per gli atti soggetti a registrazione, rilasciati

Colonna 10
Onorario - Quota spettante al notaio per gli atti esenti da registrazione

Colonna 11
Tassa di archivio (10% onorari)

Colonna 12
Tassa R.G.T. (registro generale testamenti)

Colonna 13
Osservazioni eventuali. Numero del Campione della Cancelleria Giudiziaria per gli atti rilasciati a debito. Codice statistico dell’atto (obbligatorio)



In relazione a ciascun atto annotato ed anche nel caso di prestazioni gratuite, nel repertorio deve essere obbligatoriamente indicato l’onorario minimo, desunto dalla Tariffa Nazionale del Consiglio del Notariato.

L’art. 30 della Tariffa, prevede la possibilità di compensi superiori.

A tal fine, ferma restando la tariffa minima fissata dal Consiglio Nazionale del Notariato, ogni Consiglio locale emana periodicamente delle delibere con le quali suggerisce le tariffe superiori applicabili ove ne ricorrono i presupposti. Di norma tali tariffe sono fissate in un multiplo di tre volte la tariffa minima.

Gli onorari spettanti al notaio per gli atti da lui ricevuti o autenticati, regolati dalla Legge 5 marzo 1973, n. 41, pubblicata sulla G.U. del 26 marzo 1973, n. 78 e dal D.M. 20 giugno 1973, sono:

graduali, per gli atti di valore determinato o determinabile; 
fissi, per tutti gli altri atti.
Si ricorda che, ai sensi dell’art. 29 della Tariffa, non è dovuto alcun onorario né diritto accessorio per il rilascio di copie, estratti e certificati richiesti nell’interesse dello Stato o di istituzioni pubbliche di beneficenza per uso di ufficio, tranne il caso in cui debbano servire in giudizi civili.

Per una corretta impostazione della procedura di riscontro dei proventi notarili, è necessario preliminarmente scomporre i compensi a seconda della tipologia degli atti formati, distinguendoli tra atti repertoriati e non.

A tal fine si fornisce uno schema riepilogativo dei proventi riconducibili alle diverse categorie di atti.

PROVENTI
ATTI

Annotati in repertorio
NON annotati in repertorio




REGOLATI

DALLA

TARIFFA
ONORARI per

Atti CONSERVATI e soggetti a REGISTRAZIONE (compravendita, costituzioni di diritti reali, cessioni e affitti di azienda, cessioni di quota di partecipazione, ecc.) (1) 
Atti NON CONSERVATI ma soggetti a REGISTRAZIONE (compravendita di autoveicoli, ecc.) (1) 
Atti NON CONSERVATI e NON soggetti a REGISTRAZIONE (1)
ONORARI per

COPIE, ESTRATTI, CERTIFICATI (compravendite, divisioni, mutui ipotecari, assensi a cancellazioni di ipoteche, ecc.) (2) 
DIRITTI ACCESSORI e RIMBORSI SPESE (permanenza fuori studio, ecc.: artt. da 27 a 30 della Legge 5/3/73, n. 41) (3)


NON

REGOLATI

DALLA

TARIFFA
Studio pratica, ricerche, compilazione di schemi di statuti, atti costitutivi, ecc. 
Attività professionale extra-notarile (consulenza, assistenza, ritiro premi, ecc.) (3)

NOTA 1:
Gli onorari relativi a tali atti sono al netto delle quote spettanti alla Cassa del Notariato. Sarà pertanto utile prendere visione di copie dell’estratto che mensilmente il notaio deve trasmettere all’archivio notarile da cui risulta, tra l’altro, l’ammontare degli onorari mensili sui quali vengono liquidati le quote spettanti alla Cassa del Notariato e al Consiglio Nazionale (attualmente fissate rispettivamente nel 25% e nell’1,30%).

NOTA 2:
Il numero di tali copie varia da tipo a tipo di atto e dipende dalle esigenze, amministrative e burocratiche che traggono origine dall’esistenza dell’atto. 

Le copie degli atti maggiormente richieste e che nel loro complesso costituiscono la parte preponderante del lavoro di copia di uno studio notarile, sono per: 

compravendita e divisione di beni immobili: terreni (n. 6 copie di cui alcune in bollo per la Conservatoria dei RR.II., per l’Ufficio del Registro, ecc. e altre in carta libera per l’Ufficio del Territorio, per il cliente, ecc.); fabbricati (n. 7 copie di cui alcune in bollo e altre in carta libera); 
mutuo ipotecario (accensione ed estinzione: n. 4 copie di cui alcune in bollo e altre in carta libera); 
assenso a cancellazione di ipoteca (n. 2 copie).
Ulteriori atti danno luogo a rilascio di copie in numero sensibilmente maggiore; tali, ad esempio, gli atti riguardanti le costituzioni, trasformazioni, modificazioni di statuti, ecc., delle società (in tali casi le copie sono generalmente 9, oltre quelle per la parte).

L’indicato numero delle copie rappresenta il minimo necessario per ogni tipo di atto considerato.

NOTA 3:
Occorre al riguardo far presente che frequentemente l’attività di consulenza trova remunerazione nella liquidazione complessiva dell’onorario, fissato globalmente per l’atto cui la consulenza si riferisce.


Un’attenta analisi del numero di copie rilasciate, tenuto conto delle indicazioni fornite in nota 2, confrontate con le relative spese addebitate in fattura, potrebbe far emergere eventuali addebiti di:


diritti di copia superiori al costo reale delle copie rilasciate; 


importi per imposta di bollo palesemente incongruenti con il numero di copie previste. In tali casi gli importi sono da derubricare come rimborso e da riclassificare come vero e proprio onorario, imponibile sia ai fini dell’I.V.A. che delle imposte sul reddito. 

In relazione alle prestazioni risultanti dal repertorio si dovrà tenere conto che nello stesso viene riportata la tariffa tabellare, generalmente inferiore agli effettivi corrispettivi conseguiti per la specifica prestazione.

I compensi percepiti si potranno anche classificare sulla base della provenienza da:


imprese (individuali, società, enti, ecc.); 


privati. 

Infatti, la sottrazione di compensi ad imposizione, ovvero la mancata registrazione degli incassi e la sottofatturazione, trovano la loro forza nel fatto che tra notaio e cliente privato non esiste un reale conflitto di interessi.

La disaggregazione potrà far emergere un incongruente rapporto tra le prestazioni rispettivamente rese ai soggetti sopra indicati qualora risultino preponderanti quelle nei confronti delle imprese, essendo le stesse maggiormente interessate al regolare rilascio delle fatture.

Potrà altresì riscontrarsi se a fronte di analoghe prestazioni, siano fatturati differenti importi ai privati rispetto alle imprese.

Può accadere che il numero di prestazioni fatturate ad imprese non sia proporzionato, in termini di tempo, con quelle fatturate ai privati nei cui confronti, come già detto, appare più sostenibile l’ipotesi di omessa fatturazione.

Per le prestazioni soggette ad obbligo di fatturazione, nelle relative fatture, oltre ai "diritti ed onorari" possono trovarsi "rimborsi spese" riferibili alle seguenti due tipologie:


rimborsi spese forfetari o spese che NON sono sostenute in nome e per conto del cliente; gli stessi sono imponibili I.V.A.; 


rimborsi spese sostenuti in nome e per conto del cliente; le stesse NON concorrono a formare la base imponibile, a norma dell’art. 15, n. 3 del D.P.R. 633/72. 

Mentre il primo tipo di rimborso spese concorre alla determinazione del reddito di lavoro autonomo perché sbilancia le corrispondenti voci di costo, i rimborsi spese sostenuti in nome e per conto del cliente NON influenzano il volume d’affari.

In ogni caso va richiesta la documentazione giustificativa degli importi per rimborsi spese esposti in fattura.

Tale specifico riscontro è necessario per verificare la congruità o meno delle spese riaddebitate ("anticipazioni") e determinare l’esatto ammontare del corrispettivo imputabile ad onorario. Ad esempio, se la fattura riporta un corrispettivo complessivo distinto tra rimborso spese (escluse quindi sia dall’imposizione ai fini I.V.A. che delle imposte sul reddito) ed onorari, occorrerà chiedere il dettaglio delle singole spese sostenute in nome e per conto del cliente (imposte, tasse, diritti, bolli per copie, ecc.); qualora la sommatoria di tali spese fosse inferiore all’importo indicato a tale titolo, la differenza costituisce ulteriore quota di onorario recuperabile a tassazione.

Il riscontro sopra delineato potrà anche essere effettuato limitatamente ad un campione di fatture sufficientemente rappresentative della complessiva attività dello studio. 

Nell’ambito del controllo delle somme anticipate per conto del cliente, particolare attenzione andrà rivolta alle seguenti voci:


diritti; al riguardo si terrà conto che i diritti spettanti al visurista non devono essere posti a carico del cliente in quanto spese sostenute nell’esercizio proprio dell’attività professionale; 


bolli; al riguardo occorre tener conto delle indicazioni già fornite (vedi nota 2 al prospetto dei proventi relativi alle varie tipologie di atti). 

Qualora si riscontri in fattura la specificazione degli oneri per visura tra le spese anticipate, occorrerà accertare che le stesse non siano state inserite anche tra i costi dell’attività.

L’individuazione delle prestazioni non fatturate o sottofatturate potrà altresì scaturire dall’esame:


della documentazione extracontabile acquisita all’atto dell’accesso; 


delle schede o dell’archivio clienti attraverso un’attenta ricognizione dei dati riportati sui supporti magnetici eventualmente rinvenuti e sull’hard-disk dei personal computer; 


da un controllo incrociato con i dati comunicati alla Cassa per il Notariato. 

Potrà essere valutata l’opportunità di richiedere informazioni specifiche ai clienti privati, anche a campione, in relazione all’incidenza delle differenti tipologie di prestazioni sull’intero volume dell’attività.

Potranno, in particolare, essere richieste le seguenti informazioni eventualmente corredate dei relativi documenti:


data e modalità di pagamento dell’onorario (assegni emessi, contanti, ecc.); 


fatture rilasciate dal notaio. 

Tale invito tenderà ad appurare l’eventuale omessa contabilizzazione di compensi (per esempio relativamente agli atti per i quali non è obbligatorio il rilascio della fattura) ovvero la sottofatturazione delle prestazioni.

Qualora il contribuente giustifichi la mancata emissione della fattura con la gratuità della prestazione o con ritardi nella percezione dell’onorario, si deve procedere alla verbalizzazione dei motivi del mancato pagamento ed alla verifica di quanto asserito attraverso controlli incrociati.

Qualora il professionista sostenga il mancato pagamento dell’onorario da parte del cliente, si potrà riscontrare presso il Consiglio dell’Ordine se sono state presentate parcelle per il parere o visto di congruità necessario al fine di chiedere il decreto ingiuntivo. L’eventuale riscontro negativo potrà essere considerato, sebbene di per sé non determinante, un elemento di prova di occultamento di compensi.

Nel caso in cui in esito ai su esposti procedimenti, fossero rilevate prestazioni non fatturate o sottofatturate, i proventi non contabilizzati saranno quantificati sulla base di quanto fatturato per prestazioni similari; per le prestazioni regolate dalla tariffa si potrà altresì tener conto delle specifiche tariffe tabellari come ordinariamente maggiorate dal professionista.

La logica dell’analisi dovrà altresì improntarsi ad una lettura funzionale dei componenti negativi di reddito in connessione con la natura dei compensi.

L’analisi delle spese dovrà essere innanzitutto indirizzata alla individuazione di quelle che potrebbero essere non inerenti all’attività professionale.

La non inerenza andrà verificata anche per gli altri elementi di costo che lasciassero presumere sostenimento di spese per motivi personali o per compensi a terzi non giustificati dal tipo di prestazione fornita (spesso indicata genericamente nei documenti contabili) o dall’organizzazione dello studio.

Relativamente ai premi pagati per assicurazioni professionali, considerato che il relativo costo aumenta notevolmente in funzione del capitale assicurato, andrà valutato soprattutto se appaiono congrui rispetto al volume d’affari conseguito nell’anno verificato ed in quello precedente.

3.4 Altri indizi e riscontri

Premesso che nella generalità dei casi il reddito professionale di notaio costituisce la fonte principale delle entrate, sarà necessario procedere all’analisi dei prelievi annotati sul registro dei movimenti finanziari. 

Qualora tali importi risultassero alquanto modesti e risultassero assenti introiti già soggetti a tassazione, potrebbe trovare conferma l’esistenza di compensi sottratti all’imposizione.

Ulteriori elementi indiziari estranei all’attività professionale possono essere costituiti dall’appartenenza a circoli esclusivi di carattere sportivo e non, nonché da manifestazioni di capacità contributiva (possesso d’auto di alta cilindrata, imbarcazioni, acquisti di immobili, ecc.) particolarmente stridenti con l’ammontare del reddito dichiarato.

In tal caso, soprattutto qualora non sia stato possibile addivenire ad una soddisfacente ricostruzione del volume d’affari si potrà procedere, sia pure ai fini dell’imposizione diretta, all’accertamento sintetico del reddito complessivo secondo la procedura di cui all’art. 38, comma 4, del D.P.R. n. 600/73, nei confronti del professionista e/o degli associati.

3.5 Le indagini bancarie

Gli accertamenti bancari costituiscono uno strumento molto incisivo per l’esame della posizione fiscale del contribuente, in particolare delle persone fisiche, delle associazioni tra professionisti, delle società di persone e delle società di capitale a ristretta base azionaria.

Il loro impiego deve rispondere a principi di economicità e di prevedibile proficuità dell’azione di controllo.

L’indagine bancaria è certamente consigliabile in presenza di gravi indizi di evasione, ovvero qualora permanga un significativo divario tra il volume d’affari ed i redditi determinati con la metodologia in precedenza descritta e quanto fondatamente attribuibile al contribuente sulla base delle condizioni di esercizio dell’attività, della sua potenziale capacità reddituale, della consistenza del suo patrimonio ovvero di altri elementi di valutazione.

Peraltro, la Legge 28 dicembre 1995, n. 549 consente di graduare l’indagine in relazione sia all’entità degli indizi di evasione riscontrati che alle esigenze di progressivo approfondimento del controllo eventualmente scaturite dall’analisi degli elementi acquisiti nel corso della verifica.

Sono quindi delineabili diversificati percorsi d’indagine, che potranno essere seguiti anche in via alternativa.

3.5.1 - Richiesta al contribuente degli estremi identificativi dei conti

(artt. 32, 1° comma n. 6-bis del D.P.R. 600/73 e 51, 2° comma n. 6-bis del D.P.R. n. 633/72)

In tal caso viene richiesta alla parte, previa autorizzazione del Direttore Regionale dell’Agenzia delle Entrate, la dichiarazione della natura, del numero e degli estremi identificativi dei rapporti intrattenuti con aziende di credito, con l’amministrazione postale, con società fiduciarie ed ogni altro intermediario finanziario.

Di conseguenza agli operatori finanziari segnalati dovrà essere richiesta la copia dei conti denunziati dal contribuente e l’indicazione di tutti gli altri eventuali rapporti con lui intrattenuti.

3.5.2 - Richiesta della copia dei conti agli istituti di credito e finanziari

(artt. 32, 1° comma n. 7 del D.P.R. n. 600/73 e 51, 2° comma n. 7 del D.P.R. n. 633/72)

Indipendentemente dall’esercizio della facoltà di cui al punto precedente, i verificatori possono richiedere, sempre previa autorizzazione del Direttore Regionale dell’Agenzia delle Entrate, la copia dei conti direttamente agli istituti di credito ed agli intermediari finanziari.

Tale modalità d’indagine appare particolarmente opportuna quando siano stati frapposti ostacoli all’azione dei verificatori o dell’ufficio, ovvero quando le violazioni e le omissioni e le false indicazioni contabili siano così gravi e i dati a disposizione così scarsi, da rendere difficile la ricostruzione degli imponibili fiscali.

Le indagini dovranno comunque essere condotte secondo selezionate opzioni investigative che restringano la forbice costi-benefici dell’azione di accertamento (banche che hanno sportelli nella città ove operano il contribuente e i suoi familiari più stretti, nelle province contigue, nel luogo di nascita, nella località ove possiede residenze secondarie o comunque dove si supponga l’esistenza di conti).

L’indagine può coinvolgere anche altri soggetti (familiari e non) motivatamente sospettati di essere intestatari di comodo di conti riferibili al contribuente o di cui il medesimo abbia la disponibilità.

 

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